14 giugno 2007

Hola!

Signore e signori,
è passato più di un mese dall'ultimo post...
In effetti una lunga assenza.
Ma che dire?
Sinceramente è già bello che sia ancora semivio per parlarne.
Sarebbe impossibile dire di più.
Oggi saluto tutti con una cosa "uscita" quasi un mese fa, che ora come ora probabilmente non ha molto più senso, ma allora ne aveva.
Tutto troppo complicato, tutto troppo semplice.
Ma che possiamo farci?
Sempre meglio vedere il bello delle cose.
Viviamo...


"Ultimi sorsi di una birra gelata.
Goccie di condensa sulla bottiglia quasi vuota.
Ilare.
Aria un po' come nebbia.
Forze gravitano sospese, gravose.
Ilare.
Attraente.
Un'ultimo sorso."


Un saluto a tutti. Vediamo se riesco ad essere un po' più presente.
Statemi bene!

7 maggio 2007

Pensate.

Pensate ad un vortice.
Pensate ad uno scoppio.
Pensate ad un’implosione.
Pensate al marciume.
Pensate alla stanchezza.
Pensate alla dolcezza.
Pensate a qualcosa che sfugge.
Pensate a qualcosa che non vi vuole lasciare.
Pensate di non potere.
Pensate di potere qualcosa.
Pensate ad una stanza buia.
Pensate ad una mano che trema.
Pensate ad un urlo.
E poi smettete di pensare.
E lasciate che ogni cosa esca senza essere ascoltata.

Troverete sangue, lacrime e la storia di chi non vuole sapere.
Un mondo che si contrae su se stesso e che anela l’esterno.
Un mondo che urla, un mondo che poi dorme.
Un mondo che si alza poi con occhi rossi.
E osserva.
Vomita.

17 aprile 2007

Il pazzo uomo pazzo

Mai provato ad iniziare la giornata con Johnny Cash in sottofondo?
“Hey Porter”, la prima del best of.
Queste cose ti segnano per parecchio tempo.
Mancava solo il pazzo uomo pazzo che in coda da e per Milano suona l’armonica in macchina e poi la cornice era completa.
Si passa a “cry, cry, cry”.
Dice: “Nessuno sa dove vai quando il sole tramonta" (con la grandiosa espressione: “The sun goes down”).
E poi questo ritmo molto blues – rock ‘n’ roll…

Ok che è il grande del country, però...
Mentre ascolti vedi i cowboy del Kentucky che salutano i contadini con il cappello di paglia mentre si rollano una sigaretta su un cavallo assonnato…
Si, sono cose che ti cambiano la giornata…

.


2 aprile 2007

Suoni antichi

In questi giorni mi è capitato di ripensare alle prime volte che provavo a suonare la chitarra.
Ricordo di aver avuto circa 14-15 anni.
Usavo l’amplificatore Marshall da 80 W di mio fratello e ovviamente la sua stratocaster americana (cose che, tra l’altro, uso tutt’ora).
Nella mansarda (rossa) attaccavo il Jack e cominciavo: non ne ero assolutamente in grado.
Mi ricordo che continuavo a suonare quel “mi” distorto (una sola corda) continuamente, per delle mezz’ore, cercando di dare un senso, un colore ad ogni pennata, in modo tale che un singolo tocco potesse rappresentare sempre cose diverse.
Nella mia mente le canzoni conosciute prendevano forma, e anche se suonavo una sola corda a vuoto le sentivo nella loro interezza: strofe, ritornelli, passaggi e assoli.
Muovevo la testa come un pazzo suonando sempre la stessa corda.
Poco tempo dopo (dovevo essere stanco) mi capitò, mentre suonavo sempre quella stessa corda, di appoggiare il palmo della mano verso l’inizio delle corde.
Questa cosa non la capii molto bene ma mi garbava parecchio.
Avevo scoperto la tecnica dello “stoppato” e nemmeno lo sapevo.
All’epoca ogni strumento ai miei occhi era ancora terreno inesplorato.
Ed ecco allora passare intere mezz’ore suonando una sola corda appoggiando il palmo della mano appoggiato verso l’inizio delle corde…
Bastava sempre una sola nota. Bastava quella perché si aprisse un intero mondo, immenso, bello, quasi fantastico.
Tutt’ora quando suono passo senza rendermene conto alcuni momenti a suonare delle singole note ed assaporarne i colori e sentirne ogni singola espressione.
Penso che sia questo uno dei motivi per i quali non sopporto “giri” privi di personalità.
Penso sia questo il motivo che mi spinge a suonare vari generi e mischiarli inconsciamente.
Perché non è il genere che conta, ma solo ciò che un suono può trasmettere.
Ma qui non stiamo parlando di ascolto, ma di suono…

22 marzo 2007

After!

Ieri sera ho fatto il gravissimo errore di mettermi a suonare dopo le due di notte…
E ora mi ritrovo in pieno after.
Mi sono accorto dell’ora quando ho finito la quarta birra e mi stavo alzando per prendenre un’altra (ore 6.30 del mattino).
Devo essere proprio idiota…
Ma non so come non ho per niente sonno.
Anzi sono sveglissimo.
Pochi minuti fa vado in cucina a bere una tazza di tè.
Mentre sorseggio lentamente vado alla finestra e dico senza pensarci: “Buongiorno mondo!!”
Poi ripenso a quello che ho appena detto.

??????????????????????????!!!!!!!!!! ------??!! ___----!!!!!!

Boh!

Ah! Gli infiniti effetti della musica…
Buona giornata a tutti!


Pils: Rondat mi sta veramente facendo impazzire!!

9 marzo 2007

Breve racconto insignificante...

...e senza alcun senso...

...a più episodi...

...anche se è brutto...

...numero tre...


ESTERNO, NOTTE

Capitolo I


Manuela


Febbraio, 1996, esterno sera.
Davanti al cancello di casa sua Manuela controlla che tutto sia a posto: il viso completamente struccato, la minigonna nella borsa, i jeans ben allacciati e gli occhi senza alcuna traccia di rossore.
La poca puzza di fumo dovrebbe essersene andata con l’ultima spruzzata di deodorante.
Mentre chiude la porta e si avvicina alle scale le ritornano in mente le parole di Daniele: “Fra qualche anno nessuno di noi sarà più come è ora. Tu cerca di non cambiare”.
Se c’è una cosa che non ha mai sopportato di quel ragazzo è la sua capacità di pronunciare frasi dal nulla e senza senso. Quella sera nessuno aveva parlato di futuro, solo qualche progetto per il prossimo capodanno. I festeggiamenti di quello appena passato erano andati molto bene, era persino riuscita a farsi notare da un ragazzo più grande di lei, ma anche gli altri, in un modo o nell’altro si erano divertiti.
Cercava di capire ma non trovava spiegazione a quelle parole.
“Ed è inutile chiederglielo” pensò, “Direbbe qualcosa di ancora più strano, come ad esempio che il mondo sta per esplodere o che fra una settimana ci sarà una guerra”.
Decise di non meditare oltre e nello stesso momento finì di salire le scale.
Aperta la porta si ritrovò di fronte al padre che dormiva sul divano.
Cercando di non fare alcun rumore e senza accendere nessuna luce andò nella sua stanza e si mise subito a dormire.
Ma prima di addormentarsi ricordò ancora quelle parole.
“Certo che Daniele è proprio strano”.
Poi chiuse gli occhi.

2 marzo 2007

Un argomento intelligente che farà parlare tutta la gente


Visto che qualcuno continua a stressarmi sul metodo gestione di questo blog, ho deciso di seguire il suo consiglio…

Questa cara personcina afferma che dovrei smettere di scrivere stronzate quando invece dovrei parlare di me.
In secondo luogo mi ha consigliato di parlare di un argomento universale, un argomento che suscita l’interesse di tutti, che tutti conoscono e che tutti (…mi viene un certo qual dubbio atroce…) approfondiscono mediamente almeno una volta al giorno.
Questa cara personcina è stata oltretutto tanto gentile da suggerirmi questo argomento.
Argomento che or ora andrò ad approfondire per il bene comune.

Signore e signori, è con immenso piacere che vi presento:


LA PATATA

Solanum tuberosum

La Patata (Solanum tuberosum L.) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Solanacee (Dicotiledoni), originaria del Perù, della Bolivia, del Messico e del Cile e portata in Europa nel XVI secolo. I tuberi, la parte commestibile della pianta, rappresentano la parte terminale, epigea, dei lunghi stoloni. Le foglie sono pennate con lobi di diversa grandezza, le infiorescenze sono portate in posizione terminale e costituiti da fiori pentameri. Il frutto è una bacca polposa giallastra.

La patata si adatta a climi molto diversi, ed è una tipica coltura da rinnovo che apre la rotazione. La semina si effettua sul terreno arato e concimato, disponendo i tuberi interi (o aperti) nei solchi, in modo da avere 5-6 piante/m²: la coltura primaticcia si semina da novembre a febbraio, quella ordinaria in marzo-aprile, quella tardiva in giugno-luglio. Per la raccolta viene impiegata una macchina cavatuberi.

La Patata come alimento

La patata è un tubero commestibile ottenuto dalle piante della specie Solanum tuberosum, molto utilizzato a scopo alimentare.
Dal punto di vista nutrizionale le patate sono conosciute principalmente per l'alto contenuto in carboidrati (circa 26 grammi in una patata di medie dimensioni). I carboidrati si trovano nelle patate principalmente sotto forma di amidi. Una piccola ma significativa parte degli amidi delle patate è resistenze agli enzimi presenti nello stomaco e nell'intestino tenue, sì da raggiungere l'intestino crasso quasi intatta. Si ritiene che questi amidi abbiano effetti fisiologici pari a quelli delle fibre.

Le patate sono fonte di importanti vitamine e minerali. Una patata di medie dimensioni (150 g), consumata con la buccia, fornisce 27 mg di vitamina C (45% della dose giornaliera raccomandata), 620 mg di potassio (18% della dose giornaliera raccomandata), 0.2 mg di vitamina B5 (10% della dose giornaliera raccomandata), oltre a tracce di tiamina, riboflavina, folati, niacina, magnesio, fosforo, ferro e zinco. Inoltre il contenuto di fibre di una patata con buccia (2 g) è pari al contenuto di fibre del pane integrale, della pasta e dei cereali. Oltre alle vitamine, ai minerali ed alle fibre, le patate contengono svariati composti fitochimici, quali i catorenoidi ed i polifenoli. È un mito che tutte le sostanze nutritive delle patate si trovino nella buccia.
La buccia contiene circa la metà delle fibre, ma più della metà delle sostanze nutritive sono contenute nella polpa. La cottura può alterarle notevolmente.


Esistono quattro tipi di patata che si trovano normalmente in commercio:

Patate a pasta gialla, dalla polpa compatta, derivano il loro colore dalla prenza di caroteni. Sono impiegate per le patatine fritte industriali e casalinghe, ma sono adatte anche per le insalate e le cotture in forno.
Patate a pasta bianca, dalla polpa farinosa che si spappola durante la cottura. Sono adatte ad essere schiacciate, per esempio nel purè, nelle crocchette o nei gnocchi.
Patate novelle, caratteristiche per la buccia sottile, vengono raccolte quando la maturazione non è completa. Sono a breve conservazione e andrebbero bollite con la buccia.
Patate a buccia rossa e pasta gialla, caratterizzate dalla polpa soda che le rende indicate per le cotture intense quali cartoccio, forno e frittura.

Locuzioni e proverbi

In senso figurato si può nominare come "patata" una persona goffa o poco abile negli sport; oppure anche la sporgenza alla base dell'alluce.

Spirito di patata - Sciocchezza che vorrebbe essere spiritosa, insulsaggine.
L'espressione, che si usa nel linguaggio popolare per indicare una battuta fiacca, "stonata", povera di humor, si fonda sul doppio senso del termine "spirito". Ciò in quanto in passato si usava estrarre alcol (appunto "spirito") dalle patate, per idrolisi dell'amido. Tale alcol era tuttavia di scarsa qualità, così come lo è, appunto, una battuta... povera di spirito!

Essere un sacco di patate o Stare come un sacco di patate - Persona goffa, sgraziata, che sta insaccata.

Liberamente tratto da Wikipedia


Spero vivamente che questo possa suscitare l’interesse del pubblico e allo stesso tempo soddisfare l’infinita sete di sapere di colui che mi ha così astutamente proposto l’argomento.


"Una saggia Patata"

Ma, come una inverosimile epifania, una di queste sere, tra un tè ed una birra, nella nostra cucina venne a formarsi un’idea che a poco a poco cambierà le sorti politiche dell’intero globo…

Una mia coinquilina cucinava cavolfiori e fagiolini (o cornetti che dir si voglia).

Con la mente alla fiera del cioccolato si comincia a parlare di cibo.

E le dico: “ma sai che un sugo con patate, fagiolini e un po’ d’olio è molto buono?”

Lei: “eh, dovremmo metterci a cucinare un po’, prima o poi. Ad esempio io so fare bene le patate al cartoccio”.

“ma dai! Io sono un mago col le patate al forno!”

“io con quelle con al tegame!”

Presi dalla foga della Patata le ricette ci uscivano di bocca con la stessa velocità delle birre prese al James nelle lunghe sere d’inverno.

In questo modo, a poco a poco, un’idea fissa, una prospettiva e nuovi mondi si paravano ai nostri occhi: avremmo organizzato il “Patata World Tour 2007”.

Mentre ci addentravamo nella sezione logistica e mediatica (trasporti della troupe, concerti, talk-show, guest star, e ogni genere di cosa che potesse esaltare le doti della Patata), l’altra coinquilina entrò in cucina e cercando di capire i nostri discorsi.

Dopo pochi secondi, mi chiese cosa intendessi con “Patata”, facendo strane allusioni e unendo pollici e indici formando un triangolo.

Indignato da cotanta ignoranza le spiegai il grandioso programma del “Patata World Tour 2007”.

A questo punto ci chiese di darle un po’ della nostra droga…

Ma a questo punto i giochi erano fatti: mancavano solo alcune prove preliminari.

Cercai delle patate che potessero servire come cavie.

Ne trovai una perfetta.

Una Patata, anzi, La Patata!

Una Patata vecchia, saggia, una specie di santone – Patata.

Cominciarono le interviste e i servizi fotografici, ma ci accorgemmo ben presto che la nostra Patata era forse troppo vecchia per essere la Star del Tour.

Dopo innumerevoli tentativi di lifting, rimodellamenti, ringiovanimenti, stimolazioni di ogni tipo, lo sguardo della Patata divenne sempre più spento e supplicante…

La Patata ci stava implorando di porre fine alla sua sofferenza…

Con gli occhi un po’ assassini e assetati di sangue la mia coinquilina propose di impalare la Patata.

Dopo lunghe decisioni ed intensi sguardi alla vecchia ma saggia Patata, decidemmo che restava una sola soluzione…

Con il cuore tra le mani, le lacrime agli occhi e le gambe tremanti feci quello che doveva essere fatto…

27 febbraio 2007

Era

Era l’epoca del “Non posso più farlo”

Era l’epoca del “Cosa mi sto perdendo?”

Era l’epoca del “Diamo vita a cose nuove”

Era l’epoca del “Eccoci, noi siamo così”

Era l’epoca del “Cosa siamo noi?”

Era l’epoca del “Davanti a noi c’è qualcosa che ci chiama e ci attira”

Era l’epoca del “Basta vittimismi, prendiamo in mano le nostre vite”

Era l’epoca del “Non voglio più vedere gente insensibile e con i paraocchi”

Era l’epoca del “Una birra e siamo al settimo cielo”

Era l’epoca del “Ora siete tutti morti”

Era l’epoca del “Togliti di mezzo”

Era l’epoca del “Carpe diem”

Era l’epoca del “Datemi una leva e vi solleverò il mondo”

Era l’epoca del “Una mano, un mondo”

Era l’epoca del “Guardami negli occhi”

Era l’epoca del “Tutto deve essere il tutto”

E quest’epoca non è ancora finita, è ancora dentro di noi.

Non riusciamo a liberarcene.

Perché noi siamo l’epoca, noi siamo il tempo e ciò che il tempo forma…



Pils: Ascoltatevi Devin Townsend.

13 febbraio 2007

Come wind, come snow, come winterland...



Darkness come tonight
I have no fear of what you hold
Darkness come alive
You are the stories I've been told


Quando la sera, sulla via di casa
Sapori primaverili e invernali
Neve e primule in fiore
Trabboccano nei sensi
In un insieme congiunto
Ogni giudizio mostra
Il suo vero lato
Il vento rende il passo
Gravoso e gentile
Se soffia per noi o contro noi

L’intenzione stanca
L’intenzione solida
Combattere una soluzione
Il connubio, le nostre vite

Un senso, una via
La chiara e dolce sera
Forza e debolezza
Un corpo solo
Dèmoni e angeli
In una sinfonia senza fine ancora
Un suono insistente
Senza apparente armonia
L’asfalto dinanzi noi
Campi di miele come miraggi


Darkness come tonight
I have no fear of what you hold
Darkness come alive
You are the stories I've been told

Darkness come tonight
Nothing can take my faith away
Darkness come alive
Life fades to black from silver grey

11 febbraio 2007

La stupidità della coppia?

Mi sono sempre chiesto, in effetti, fino a che punto può arrivare l’idiozia di una persona in un rapporto di coppia…

Dopo aver vagamente vagato tra esperienze personali e non, dopo aver compiuto reportage e interviste scabrose quanto avventurose sull’argomento, dopo aver visto alcune conseguenze illogiche ed innaturali…

Mi sono finalmente deciso a terminare la mia ricerca, anche senza aver ottenuto risultati.

Finché oggi…


Reduce da una nottata non proprio ortodossa (con finalone a sorpresa), mi alzo esattamente tre ore dopo aver appoggiato la testa su un morbido cuscino all’alba delle tenerissime sette del mattino.

Mi alzo alle dieci trascinandomi per casa cercando di dare una ragione alla mia presenza fisica nella giornata odierna: colazione, lavaggio faccia (ripetuto ogni 5 minuti), cambio vestiario, caffé plurimi e allestimento sigarette.

Esco di casa e dopo un centinaio di metri mi accorgo di aver candidamente dimenticato la bottiglia di vino invecchiata nel rovere sul tavolo…

Torno a riprenderla (*@§**!!%*##*ç!!!).

Quest’oggi io e X1 siamo stati invitati da X2 per il pranzo datosi che X2 due vive con una gran cuoca brasiliana (X3).

Dopo aver recuperato la bottiglia (bisogna essere dei buoni ospiti, in fondo), mi accingo ad attraversare piazza del diavolo per poi attraversare tutta via Garibaldi.

Da buon vampiro evito ogni singolo raggio di sole (ma dove cazzo è finita la neve??!!) come anche le persone che affollano la via pedonale (ma che cazzo ci fate in giro la domenica mattina??!!) e raggiungo a stenti il luogo dell’incontro stabilito con gli occhi completamente incazzati e una disidratazione imperante.

Stremato passo la bottiglia a X1 che quasi riesce nell'intento di romperla contro l’unica aiuola che incrociamo.

Riprendo la bottiglia.

Con un colpo di fortuna tremendo il bus arriva subito e ci saliamo.

Colpo di fortuna per X1 e X2, non essendo fumatori: io mi ero appena acceso una sigaretta.

Approfitto del viaggio per spiegare a X1 e a X2 le profonde fondamenta della legge di Murphy, i suoi corollari e le sue infinite applicazioni.

Preso dalla mia spiegazione scendiamo dal bus e poco dopo mi accorgo di aver perso il pacchetto di sigarette…

Entriamo in casa dove X3 ci accoglie offrendoci la mano coperta di cipollame vario. Poco dopo arrivano il fratello (X4) e una tizia (X5) con poppante (y1) inclusa nel prezzo.

Bella vista, non c’è che dire, Torino non finisce mai di stupirmi per la grande varietà di paesaggi che riesce ad offrire…

Si comincia a mangiare (finalmente!). Faccio incetta di tutto ciò che vedo sul tavolo (tanto che la sera non avrei più mangiato), mi abbuffo come un maiale (e poi dicono che non mangio… che ci posso fare se dopo due giorni mi tedia cucinare??) e riempio di complimenti X3 per la sua ottima cucina (era almeno un mese che non mangiavo così bene…).

Poi X4 ci chiede una mano per trasportare un televisore al plasma da 46 pollici e montarlo con un decoder, un dvd recorder, la play station e le casse 3.1. Si scopre che X4 non può più fare sforzi causa un’ernia al disco. Si scopre poi che io ne ho una fulminante alle palle visto che X4 per ringraziarci racconta nell’arco di sole due ore tutte le sue peripezie mediche rivelando poi l’unica cosa che avrebbe fatto: comprarsi un busto…

Nel mentre X5 si occupa di y1 che si scopre essere una gradevole poppante: silenziosa.

Si parla, si beve, si ride, si scherza, si fa tardi! Non sono proprio più abituato da anni ormai ai pranzi domenicali. E’ ora di andare.

Saluto tutti gli ormai amiconi con due baci sulla guancia ciascuno (eccetto X2 e X4), quando X3 mi chiede di darle il terzo. Non si può dir di no ad una cuoca così eccelsa!

Solo che dopo il terzo bacio mi spiega che in brasile questo ha un preciso significato: una promessa di matrimonio!!

Scappo! Meglio ancora la mia cucina…

Torno a casa e… Santo zeus!!!

Ma questa è un’altra storia…


Dimenticavo!

Il discorso dell’idiozia delle persone in un rapporto di coppia…

Semplice: ho finalmente trovato la risposta!

Nella stanza di X2.

San Valentino…

Come se non bastasse nel tornare mi sono accorto di.. una coppia che aveva appena litigato: erano in macchina, appoggiati ai rispettivi finestrini, in silenzio tombale.

Ne ho approfittato per spiegare a X1 le applicazioni di Murphy sull’amore…



PILS: splinder o giovani? questo è il dilemma...

29 gennaio 2007

Sunset: everybody dance… now!

Diario statico, 13 gennaio 2007
Come da richiesta
In tre parti più prologo


Parte due. L’arrivo.

Mi sveglio di soprassalto. Non so bene quanto tempo sia passato. Divoro un panino in due nanosecondi e parto per raggiungere la festa.
Tra miriadi di chiamate perse e sms minatori passo a prendere D., dopo aver scoperto che anche lei anche lei sarebbe arrivata dopo.
Mentre parlavo al telefono con lei e scoprivo tutto ciò, una macchina si ferma dietro la mia, ne scende un ragazzo che, urlando come un ossesso, comincia a prendere a calci la sua (spero) macchina…
E poi dicevano che nel mio paese c’erano elementi strani…
Con D. raggiungiamo finalmente gli altri. Era ora, qualcuno mi aveva dato del disperso, a quanto pare, ma questa è la pura normalità.
Rimane un piccolo problema: stiamo per andare in una discoteca e io… non ho ancora toccato una goccia di alcool! Come farò a resistere?
Con questo unico pensiero per la testa mi ritrovo poco dopo alle porte del Sunset, antica città Maya le cui porte formano una grande meridiana con le montagne sovrastanti e… ho proprio bisogno di bere!


Parte tre. Traggo il dado ma anche no.

Avendo il buon caro e vecchio Jim prenotato il tavolo, entriamo senza bisogno di fare alcuna coda, ma all’ingresso si pone il problema giacca: anche se diventerò uno pseudo capitalista, due euro per appoggiarla non li mollo di certo! Questo si fa solo ai concerti, quindi non mischiamo le cose. Ma noto con piacere che non sono il solo a scegliere la strada del tirchiaggio.
Lasciamo l’ingresso per raggiungere il tavolo: dalle dimensioni sembra un frammento di legno con le dimensioni di un nido di colibrì, ma quanto basta per appoggiare bevande e bicchieri. Se non ricordo male le sedie dovevano essere due, se calcoliamo che causa tirchiaggio una è stata utilizzata come deposito giacche, direi che una sola sedia non serve a molto a dieci persone…
La serata (per i ritardatari) ha quindi inizio: comincio a guardarmi intorno con aria stranita, analizzo la situazione, scambio due parole con i miei allegri compagni che in quel momento mi sembrava quasi di non conoscere (si può ben capire il perchè), cerco di trovare una sistemazione adatta che non fosse quella di palo dell’enel e nel frattempo attendo con impazienza l’arrivo del rancio.
La bottiglia non si fa attendere a lungo (anche se l’attesa è stata interminabile), come anche la gente e la sensazione che finché non berrò abbastanza continuerò ad emanare luce ad oltranza, facendo il buon palo.
Sento la musica house che comincia insistente e qualcuno che mi invita a ballare…

Finito il mio bicchiere comincio a spiluccare tra gli altri lasciati incustoditi o abbandonati. Con la stanchezza e lo stomaco desolatamente vuoto non ci vuole molto per sentire i primi effetti.
Dopo qualche sigaretta, altri sorsi scroccati e il cambio della musica (conditio sine qua non!) alla seconda richiesta di ballare… eccomi come un cretino che balla.
Se qualcuno di voi deve dire qualcosa me lo dica di persona, armato e con una scorta privata, ma non ne uscirebbe vivo comunque!
Io personalmente so chi devo incolpare per questo!
In ogni caso la serata prosegue.
La gente balla, le donne cominciano la loro sfilata per attrarre più sguardi possibili con i loro movimenti ondulati e sensuali (per il gusto comune, almeno…), mentre gli uomini si sfidano nel famoso gioco di ruolo “chi il più pervertito?” con la variante demo beta.2 “quante troie ti porti a letto stasera?”.
Per una volta non voglio fare caso a tutto questo e decido di scegliere la sana protezione dell’allegra combriccola (se vedessero questo… brrr…), naturalmente intercalando il tutto con continue sigarette.
Arriva anche la seconda portata di rancio, che inspiegabilmente dopo nemmeno dieci minuti scompare (solo questo basterebbe per far partire una condanna senza diritto d’appello!).
A questo punto il delirio è totale (me ne accorgo alla fine però!): tutti sembrano in preda a una qualche forma di delirio, il caos è totale, si balla, si parla (leggi urla), si beve, vedo cose assurde e… vado a fumare ancora, due sigarette di fila.
Ho la gola prosciugata e mi fermo al bancone per prendere una birra (che palle ‘sti cocktail!) non c’è! Esco al bancone esterno. C’è solo la corona. E questa la chiamate birra??!!! Ma è l’unica. La pago, do dieci euro e me ne tornano due…
Che??? 8 euro una corona???!!
Ma vaffanculo! Tondo tondo e con cuore!!
Rientro e mi accorgo che mentre mi scolo questa bevanda dal lontano sapore di birra la gente è dimezzata! Chiedo spiegazioni e mi dicono che stanno per chiudere (ma erano solo le tre e mezza!!).
Con i coglioni girati riesco per fumare ma la porta è chiusa.
Altra beffa.
Ritorno nuovamente dal magico gruppetto-festa e mi accorgo che stanno levando le tende (leggi giacche),
Come sempre in questi casi sono l’ultimo che se ne vuole andare e qualcuno mi passa la giacca, indumento invernale per eccellenza che non deve mancare negli armadi e che... si, direi che ora sono bello lanciato, l’unico problema è che qui stanno chiudendo…
Usciamo con lentezza e tra un tiramolla e l’altro si decide di finire la serata in autogrill (ho come l’impressione di essere stato l’unico a volerlo. E allora come mai ci siamo andati tutti??).
Impugno il volante con fermezza. D’altro canto ho due gentildonne con me, non posso certo fare il deficiente in macchina proprio adesso!
Arriviamo al rifocilla-autisti, incontro un fantasma (…), un breve attimo di cretinaggine ai danni del caro, buon vecchio Jim, prendo un panino (obbligato, praticamente), usciamo per un’ultima sigaretta e facciamo a tempo ad incontrare deficiente di turno che urlava quanto fosse bella la vita (e qui la cara E. ha pure pensato bene di prendere brevemente parte a questo discorso meta-para-filosofico… (fa strani effetti anche a te l’alcool, vero??).
In men che non si dica riusciamo ad arrivare a casa tutti sani e salvi.
L’unico problema è che sono ancora sbronzo e non ho sonno.
Passo il Rubicone: richiamo i vecchi tempi e suono fino al mattino.
Resisto incredibilmente fino all’ora di partenza del treno, ma da quel momento in avanti non ricordo più nulla: Stavo dormendo anche mentre camminavo per cambiare treno e arrivare a casa.
Ripresomi grazie al viaggio decido di stare sveglio nuovamente un’altra notte.
Solo che il giorno dopo non ho visto la luce del sole…


EDIT: causa minacce da parte del gentil sesso ho dovuto soffermarmi solo su me stesso omettendo così particolari scabrosi riguardo i membri del gruppetto-festa.
Non volendo rischiare la vita ho evitato di parlarne, ma sappiate che ciò che avete fatto sarà ricordato comunque e usato contro di voi non appena mi servirà rivangare questi fatti per ricattarvi…
Donna avvisata…

27 gennaio 2007

Analisi

Causa problemi tecnici sto meditando di cambiare Host, nel caso dirò...
Se qualcuno sa dirmi dove trovare meno problemi...


Stasera notte bianca a Torino!
Buona nottata a tutti!

25 gennaio 2007

Sunset: everybody dance… now!

Diario statico, 13 gennaio 2007
Come da richiesta
In tre parti più prologo


Prologo. Voci dalla nebbia.

Il buon, caro, vecchio (si, soprattutto vecchio!) Jim mi chiama verso l’inizio della settimana per invitarmi alla sua festa di compleanno.
Ovviamente non avevo in programma di tornare, ma… come si può dire di no al caro e ormai decrepito (no, dai, non ancora troppo) Jim?
Bene, decido di tornare, non importa che non avessi programmato di farlo, non importa che in realtà non avrei dovuto muovermi da città nera, non importa che non mi avesse detto cosa si sarebbe fatto, non importa che non mi avesse detto chi ci sarebbe stato…

Non importa poi che in realtà mi avesse detto precisamente dove saremmo andati.
Non importa poi che il mio inconscio avesse subitamente cancellato quell’informazione…
Il Sunset…
Si.
Il Sunset…
Non sto qui ad elencare i molti e vari motivi che mi hanno sempre portato a temere quel posto peggio della peste, ma…
Il Sunset…
Proprio così, il buon, caro, vecchio, Jim mi avrebbe portato… in discoteca… al Sunset…


Parte uno. Cronaca di un coglione viaggiatore.

Il programma era tornare venerdì, fare le cose con calma, fare un salto dai due pazzoidi.
Ma avevo sottovalutato il fattore “Master”. E quando il “Master” chiama io devo rispondere.
Il “Master” mi ha voluto al suo cospetto quel venerdì. Alle 22.30 ero da lui, alle 05.00 ero a casa e alle 6.10 ero sul treno (evito di soffermarmi sulla simpatia di trenitalia a quell’ora del mattino).
Alle 9.25 arrivo a casa dei miei. Approccio la seconda colazione (la prima era un panino digerito a forza di 35Hz). La brioches non comprata da me e messa ad aspettarmi sul tavolo fa sempre uno strano effetto…
La mattina passa (va beh, non proprio) e finito il pranzo mi accingo a raggiungere la tanto attesa Val Cavallina (avessi aspettato ancora probabilmente da quel di Rogno sarebbero partiti dei missili Cruise con la mia faccia come bersaglio).
Come cambiano le cose (o meglio evolvono…).
[A proposito, statemi bene!!]
Torno indietro ma a metà viaggio ho come l’impressione che la strada e le macchine si rimpiccioliscano a vista d’occhio o, per meglio dire, a chiusura d’occhio!
Mi sto addormentando.
Faccio di tutto per tenermi sveglio, mi tempesto di pizzicotti, spengo una sigaretta e ne accendo subito un’altra, distruggo i tweeter, penso alle cose più atroci, alla finanziaria, a Cucuzza nudo che mi salta addosso…
In qualche modo arrivo, ma non faccio a tempo a scendere dalla macchina che sono già sul primo divano che trovo.
Fare un after dopo aver “lavorato”, dopo tre ore di treno e dopo 120 km in macchina non è proprio salutare…

19 gennaio 2007

Rage

All is grey, grey today,

Today I don't want to stay.

What I say, what you say

Is not getting through to me.


It vanished in haze,

I'm falling from grace,

This is another of those days.

All vanished in haze, vanished in haze.


Bitter face, empty eyes.

There has been so many smiles.

But my lips - paralysed,

Poisoned heart and poisoned mind.


It vanished in haze...


Give me time, let me go,

There's so much I couldn't show.

Leave my will to the flow,

More to be as I will grow.


It vanished in haze...


It's allright, it is good,

There's a lot I've understood.

We will get what we need,

All is meant to be complete.






17 gennaio 2007

Breve racconto insignificante...

...e senza alcun senso...

...a più episodi...

...anche se è brutto...

...numero due...



ESTERNO, NOTTE

Capitolo I


Luisa

Febbraio, 1996, esterno sera.
Luisa cammina veloce. Si chiede quando finirà questo inverno.
Proprio oggi era andata dalla parrucchiera, ma il freddo della sera sta rovinando il lavoro di quasi due ore.
“Di nuovo”, pensa. “Ora che dico a mia madre? Le avevo detto che non mi sarei mossa da casa di Manuela. Non ho voglia di sentire le solite cose anche adesso. E poi domani mi lascerà uscire?”.
Si chiede perché non possa stare fuori fino a tardi, come i ragazzi. D’altra parte non è ancora passata la mezzanotte, e in un paesino come il suo cosa potrebbe accadere di così grave?
Le venne poi in mente che l’anno precedente due ragazze erano rimaste uccise mentre tornavano a casa, proprio vicino al parco.
Dei giovanotti in macchina, probabilmente ubriachi, per attirare l’attenzione delle due giovani avevano cominciato a fare troppi virtuosismi, finendo così per sbandare ed investirle.
Il giorno dopo tutti i giornali e persino i telegiornali nazionali avevano parlato ampiamente del fatto, continuando per almeno una settimana.
Luisa rammentò tutte le immagini, i servizi, le parole spese per l’occasione.
Si ricordò delle foto sulle tombe.
Colpita da un leggero brivido lungo la schiena cercò di allungare il passo.

16 gennaio 2007

This is an OT

Ho or ora deciso di fare un esame giovedì. Aprirò i relativi tre libri mai visti solo tra un'ora. Ce la farà il nostro eroe a farla franca o sarò la Franca a farsi il nostro eroe?
(sussurrato) Incrociate le dita per me...
Sapete poi che chi riuscirà a leggere questo post avrà difficoltà nel vedere la parte iniziale e finale essendo
comunque complicato selezionare alla perfezione questo pezzo?
...
Anzi quasi quasi...
Mi sta per venire in mente un'idea diabolica...
Uhm, no. Forse è meglio lasciare stare, non posso rischiare, forse è meglio che mi rimetta a dormire...